Novembre 25, 2009

Da tempo immemore, facendo il tè*, ho l’abitudine un po’ paranoica di riempire prima la tazza in cui lo berrò e poi travasare l’acqua nel pentolino in cui la borrò bollirò.

Dato che sono pignolo e calcolatore la riempio un po’ di più per compensare il passaggio di stato.

Assorto in mille pensieri di cui farei volentieri a meno, ho appena fatto il contrario. Il pentolino (almeno 2 tazze) pieno fino al colmo versato in una tazza. Seguono secondi interminabili in cui tento di capire dove mi trovo e cosa ho appena fatto.

*probabilmente la cosa che so fare meglio in cucina, fra le poche con un’incidenza di riuscita superiore al 75%

Salta!

Novembre 15, 2009

Aggeggio che ignoti hanno legato a un ponte di una ferrovia mai realizzata. È scomparso (stato_smontato/sequestrato/rubato) qualche settimana dopo.

L’idea è geniale (aggettivo che tiene conto anche della mancata valutazione dei rischi). In giro ci sono delle menti capaci di pensare una cosa del genere, dei brillanti cervelli, e magari chissà in che modo stanno sprecando le loro facoltà intellettuali.

Il posto, per chi è arrivato fin qui a leggere, da il meglio di se durante una piena, nei mesi freddi, magari con un po’ di nebbia. Come se non bastasse, verso il tramonto. Non è il Golden Gate: non si è ammazzato ancora nessuno. Però ogni persona che vedi passare ti desta dei dubbi. A loro credo la mia presenza inneschi gli stessi pensieri. C’è chi fa jogging, si capisce; c’è chi è in bicicletta, idem; c’è gente vestita normalmente, questa ti desta preoccupazioni. E poi c’è uno scemo con un treppiede.

Per quelli che si dilettano in using multi-million dollar satellites to find Tupperware in the woods (quindi non il sottoscritto), c’è pure un geocache su un pilone. Per la serie: come se non bastasse l’atmosfera, ogni tanto qualcuno salta la ringhiera con un GPS in mano.

Questo mi ha praticamente ipnotizzato per 2:58 di una domenica mattina. Immagini e suono, la lingua è un particolare trascurabile.

Una quindicina di anni fa l’avrei trovato inquietante. Ma era più o meno il periodo in cui trovavo inquietante anche questo. Non per lo scat di Dalla. Per quello stracazzo di volatile di pellicola.

mal comune mezzo gaudio

Novembre 14, 2009

IvAe 20091114Questa è una ridicola percentuale di tutta la gente che il sabato sera è seduta davanti a un pc. Peggio: è una porzione di chi lo fa per divertirsi.

chiaccherata col muro #256

Novembre 14, 2009

Forse un blog non mi va bene. Quando scrivo post lunghi o non li finisco o sono illeggibili (tipicamente si verificano entrambe le condizioni). Alternative?

Videoblogging su youtube nemmeno come alternativa a un ergastolo. Su youtube ormai metto solo video privati nei quali quattro gatti ben che conosco vedono cosa combino in-flight.

Microblogging? Twitter è un grandissima cazzata: difatti lo sto prendendo in considerazione. So che c’è altra roba. So e basta.

L’antagonismo tra wi-fi dell’università e windows mobile potrebbe lasciare dei vuoti temporali in quelli che sarebbero gli istanti più significativi. E poi se ho un blog che legge quasi-nessuno, su twitter non mi cagherebbero nemmeno i bot.

Poi: pensandoci ho abbastanza roba su flickr. Pur traboccante di autocritica, di ciò che ho su flickr non posso dire malissimo.

Combinare le due cose con DailyBooth? In fondo, da buon soggetto interessante (per DIGOS, ROS e compagnia bella), vado sempre in giro con la fotocamera. Si tratterebbe solo di puntarla verso la faccia una volta al giorno*. No, non parlatemi di cellulare. E nemmeno di webcam.

Staremo a vedere.

*Tempo fa avevo tentato di fotografarmi ogni giorno, cercando di mantenere il centraggio per farne uno di quei video angoscianti a distanza di qualche anno. Non è in questo che intendo cimentarmi ora. E nemmeno nell’attentionwhoring. (le ultime parole famose)

No, non faccio niente.

Quel quotidiano rosa.

O i vicini al piano di sopra che esultano. Non so in che altra occasione potrei comportarmi allo stesso modo: in qualsiasi ambito non sportivo sarebbero reazioni comunque esagerate, frutto di valutazioni sommarie. Un gol, invece, quando è gol è gol.

it tastes like… defeat?

Ottobre 17, 2009

Forse non ho la testa a posto a posto a posto, certo se fossi una persona per bene mi annoierei di più. O forse non mi annoierei comportandomi in un modo più banale.

Saranno stati almeno sei mesi fa, mi ero costruito un distillatore con una lattina, un tubo di rame che avanzava e qualche tonnellata di stagno per tentare di sigillare il tutto. Non ricordo benebenebene cos’ho distillato di preciso, so soltanto che aveva un odore che m’è rimasto sulle mani per giorni. Oggi ho ritrovato i guanti che stavo usando, li ho messi su senza ricordarmi nulla e, dopo averli usati un pomeriggio intero per difendermi dallo sporco, mi ritrovo nuovamente vittima di questo odore indelebile.

Forse ho capito perchè non mi ricordo benebenebene cos’ho distillato.

Magari c’è qualcuno che ha un gascromatografo e non sa che farsene. Così, lo ha e basta, tipico acquisto impulsivo. Un tizio del genere, uno che compra un gascromatografo perché gli va, se esiste sicuramente non trova di meglio da fare che leggere un blog come questo. Ecco, se è interessato (e se promette di non derivarne un arma di distruzione di massa senza spartirne il ricavato con me) posso inviargli un campione.

Presenze

Ottobre 15, 2009

Mi sono voltato e c’era Jean-Luc Godard che mi fissava. Da una mensola dell’ingresso. Sulla copertina di un libretto.

dell’entusiasmo

Ottobre 14, 2009

Mi manca l’entusiasmo.

Mi manca l’entusiasmo nello studiare, quella che dovrebbe essere la mia libera professione, l’impegno primo in lista.

Sono discorsi da più di dieci pagine piene, ma uno) una commissaria d’esame, alla maturità m’ha giudicato il tema “ermetico” due) già questo non lo legge nessuno, pur nello spreco meglio restare risparmiatori.

In breve: “mollare tutto”? E cos’ho in mano, tre settimane di università, tre settimane di tirare avanti grazie alla forza di volontà? Grazie a un’invidia al contrario, sul genere “questo l’hai capito mentre altri non l’hanno capito: approfittane”?

Far mollare (non suona bene ma permettetemelo per amor di assonanza) agli altri le grandi aspettative che hanno su di me?

Io pianifico. Lo faccio da quando il non pianificare ti è giustificato, assieme a un’infinità di cose che ti vengono giustificate prima dell’adolescenza. Non sono bravo a pianificare, ma questo non mi ha mai fatto demordere dall’abusarne (anche perché me ne sono accorto piuttosto tardi, considerata la precocità citata prima).

Nei miei piani adesso ero entusiasta di quello che stavo facendo. Mi sto alzando ogni mattina da lunedì al venerdì, decisamente più tardi rispetto ai tre anni passati. Passo a prendere (o mi faccio passare a prendere da) tre persone con le quali non rido (ecco: queste sono le mie vere priorità). Prendo il treno, prendo qualcosa da mangiare più tardi in stazione, la scaldo col microonde in modo da rendere imballaggio e formaggio un unico gustoso impasto a base di diossina. Seguo lezioni che mi impegnano oltremodo, altri mollano, si appendono a libri già scritti, spengono il ragionamento come se si potesse fare altrettanto con un altoforno. Io tiro avanti, con appunti in calligrafia indescrivibile ai quali segue, in differita, la comprensione live di quanto appena spiegato.

Notevole. Forse completamente inefficace mnemonicamente, ma la fine del semestre sfugge a pianificazioni, esce dalla regola.

Io l’estate scorsa pulivo seat track chino in tuta blu, una fusoliera disadorna di tutto, uno stereo con Virgin Radio che propina ogni giorno le stesse identiche cose alla stessa ora, un condizionatore che funzionava poco, tanta gente entusiasta del proprio lavoro, entusiasta di “mettere mano sugli aerei”. Non mi annoiavo a fare modifiche al seat pan di 72 sedili, ero contento di spolverare il cockpit, entusiasta di cercare documentazione o di fare 7 ore di fila di corso, in estasi se riuscivo a fare un cambio batteria tutto da me, a un passo dal nirvana se uscivo in prova motori. Mi annoiavo se non avevo nulla da fare.

No, è un lavoro con poche certezze. Facciamo il fisico invece, mi piace tanto pensare con la mia testa, troppo per fare il tecnico. No?

E quando la mia testa si stufa? Come adesso: grandi idee per un post, e nel bel mezzo mi stanco e lascio tutto così com’è. Taglio corto. Adesso che si fa?

Il ritorno

Ottobre 5, 2009

Oggi pomeriggio era un pomeriggio produttivo. Ho rimesso a posto degli appunti, catalogati che neanche il catasto asburgico, usando lo stesso tempo per rivedere pezzi che nel ritmo incessante della lezione erano rimasti annebbiati dal dubbio.

Ah già, nel frattempo ho iniziato l’università. Fisica.

Tutto pianificato. Appunti, studio… dopo il dovere, iniziare la ricerca di un buon apparecchio fotografico, per un futuro più o meno remoto. Già, perché sono senza macchina fotografica, da un mese.

Mi stavo anche domandando perché il nuovo blog era fermo, ignorato.

Me lo domandavo mentre ero, come in ogni svolta nella trama che si rispetti, comodamente seduto sul cesso. Leggendo una rivista che sputava stupidaggini sui social network. Leggendo Donna Moderna…

Esco che poteva essere iniziato un inverno nucleare nel frattempo. E sulla mensola all’ingresso trovo un pacco. Appena ritirato da mia madre. Gratis.

M’è tornata la macchina in garanzia. Addio persona seria, ho già sfornato questo mentre potevo fare cose da persona seria, del tipo “lavarsi i capelli già la sera”, “fare gli esercizi di Analisi”, “andare a dormire presto”.

La foto è nata, come ogni buon scatto, con la collaborazione del caso. Un po’ come la mela di Newton, o le palle di Archimede in acqua, ho trovato dei divisori per raccoglitore in plastica, colorati. Ennesima dimostrazione che la mia parte razionale e quella creativa si completano l’una con l’altra: senza la certosina catalogazione di qualche ora prima avrei fatto le solite banali lunghe esposizioni.

Saluti